L’Africa sta conquistando un ruolo sempre più centrale nella diplomazia climatica internazionale. A ogni nuova conferenza delle Parti (COP), la voce dei Paesi africani si fa più coesa, consapevole e strategica. Di fronte a una crisi climatica che colpisce in modo sproporzionato i territori del Sud globale, molte nazioni africane chiedono con forza maggiore equità, accesso alla finanza verde e supporto all’adattamento.
Una presenza crescente nei negoziati globali
All’interno della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), i Paesi africani si presentano oggi con una maggiore capacità di negoziazione, spesso coordinandosi attraverso il gruppo AGN (African Group of Negotiators). Le loro priorità includono l’ampliamento dei finanziamenti per l’adattamento, la piena operatività del fondo per “Loss and Damage” e il riconoscimento delle responsabilità storiche dei Paesi industrializzati nelle emissioni globali.
La partecipazione africana alle COP non è solo numerica, ma qualitativa: dalla COP27 in Egitto fino ai più recenti summit, l’Africa ha promosso soluzioni concrete, tra cui iniziative per le energie rinnovabili e la gestione sostenibile delle risorse naturali. Una riflessione coerente con i temi affrontati anche nell’articolo dedicato a equità climatica nel Mediterraneo.
Il ruolo della finanza climatica: Africa Climate Change Fund
Uno dei pilastri della strategia africana è rappresentato dalla creazione e dal rafforzamento di strumenti finanziari dedicati alla transizione climatica. Tra questi, l’Africa Climate Change Fund (ACCF), gestito dalla African Development Bank, fornisce finanziamenti per progetti volti ad aumentare la resilienza climatica nei Paesi più vulnerabili del continente. Le iniziative sostenute spaziano dall’agricoltura sostenibile alla gestione delle risorse idriche, fino allo sviluppo di piani nazionali di adattamento.
L’ACCF si inserisce in un quadro più ampio di cooperazione, promuovendo partenariati tra governi, ONG e istituzioni multilaterali, con l’obiettivo di potenziare la giustizia climatica e garantire un impatto concreto sui territori colpiti da siccità, desertificazione ed eventi estremi.
Giustizia climatica e sovranità negoziale
La richiesta di giustizia climatica è uno dei punti centrali dell’agenda africana. Per i Paesi del continente, la lotta al cambiamento climatico non può prescindere dal riconoscimento delle disuguaglianze globali: chi ha emesso di più deve fare di più, chi subisce le conseguenze ha diritto a risorse e strumenti per adattarsi.
Questa prospettiva non è più solo una posizione morale, ma una leva diplomatica precisa. Alcuni Paesi africani, come Kenya, Ruanda e Senegal, stanno sviluppando piani nazionali ambiziosi, capaci di attrarre investimenti e partnership. Al contempo, cresce la consapevolezza che il protagonismo africano nei negoziati può essere anche un’opportunità per ridefinire modelli alternativi di cooperazione Sud-Sud.
Alleanze regionali e strategie condivise
Per rafforzare il proprio peso geopolitico, diversi Paesi africani stanno costruendo alleanze strategiche regionali, come la African Union Climate Change and Resilient Development Strategy, adottata nel 2022, o le coalizioni su energie rinnovabili, agricoltura e tutela della biodiversità.
In questo scenario, la diplomazia climatica africana si configura sempre più come uno spazio di proposta, non solo di protesta. I Paesi africani non si limitano a evidenziare le proprie vulnerabilità, ma propongono soluzioni, tecnologie e modelli alternativi di sviluppo che mettono al centro l’adattamento e la resilienza locale. Temi che si intrecciano con le sfide affrontate dalle città resilienti nel cambiamento climatico, anche in altre aree del mondo.
Il Prof. Roberto Raimondi (Cagliari, Sardegna) è un economista dell'innovazione e docente universitario, con esperienza nella cooperazione socio-economica. Attualmente, dirige le relazioni esterne della XII Commissione Parlamentare del Governo Italiano, dove sviluppa politiche sociali e sanitarie. Con un solido background manageriale, ha diretto progetti internazionali in Cina e fondato lo Studio Raimondi nel 2008, focalizzandosi su innovazione e internazionalizzazione delle imprese.
