Protezione sociale e squilibri territoriali nell’area euro-mediterranea

Protezione sociale e squilibri territoriali nell’area euro-mediterranea

I sistemi di welfare europei affrontano una pressione demografica asimmetrica tra Nord e Sud del Mediterraneo, con rischi concreti di frammentazione urbana e segregazione sociale.

Crescita demografica e invecchiamento sociale: la forbice mediterranea

Il Mediterraneo è oggi il teatro di una delle più significative asimmetrie demografiche a livello globale. Sul versante settentrionale, Europa meridionale inclusa, la popolazione invecchia a ritmi sostenuti: secondo i dati Eurostat entro il 2050 oltre il 30% della popolazione dell’UE avrà più di 65 anni, con picchi particolarmente accentuati in Italia, Grecia e Spagna. Sul versante meridionale e orientale, la crescita demografica continua a produrre coorti giovanili numerose, in cerca di opportunità che i mercati locali non sono in grado di assorbire.

Questa forbice non è un dato statistico neutro. È il generatore strutturale di flussi migratori, di pressione sui sistemi abitativi urbani costieri e di squilibri nella distribuzione delle risorse di welfare. La dinamica demografica, in altri termini, anticipa e determina le crisi sociali prima ancora che queste diventino visibili nelle agende politiche nazionali.

Welfare europeo sotto pressione: modelli inadeguati a scenari asimmetrici

I modelli di protezione sociale consolidati nel secondo dopoguerra sono stati concepiti in contesti di crescita economica, piena occupazione e omogeneità demografica relativa. Nessuna di queste tre condizioni è oggi verificabile nell’area euro-mediterranea.

L’invecchiamento della popolazione nei paesi del Nord del Mediterraneo determina un aumento strutturale della spesa pensionistica e sanitaria, mentre la base contributiva si restringe. Parallelamente, la crescita demografica nel Sud genera pressioni migratorie che i sistemi di accoglienza e integrazione non sono attrezzati a gestire in modo sistemico. Il risultato è una spirale di sottofinanziamento dei servizi essenziali nelle aree metropolitane ad alta densità migratoria e di deterioramento della qualità urbana.

Come documentato da Housing Europe, la carenza di alloggi a prezzi accessibili nelle grandi città costiere mediterranee, Barcellona, Marsiglia, Napoli, Atene, rappresenta uno dei principali fattori di esclusione sociale per le fasce di popolazione più vulnerabili, tanto autoctone quanto migranti.

Segregazione urbana e frammentazione metropolitana nelle aree costiere

Le aree metropolitane costiere del Mediterraneo concentrano il o più evidente degli squilibri territoriali. Sono centri di attrazione economica e al contempo epicentri di tensione sociale. La pressione abitativa, alimentata dalla crescita demografica nelle fasce di popolazione immigrata e dalla riduzione del potere d’acquisto dei ceti medi locali, produce fenomeni progressivi di segregazione spaziale.

LSE Citiesha documentato come la segregazione residenziale non sia soltanto un effetto collaterale della disuguaglianza economica, ma un moltiplicatore attivo di essa. Quartieri a bassa mixité sociale tendono a perpetuare condizioni di svantaggio intergenerazionale, a ridurre la mobilità occupazionale e a indebolire la coesione civica.

I principali fattori che alimentano la frammentazione metropolitana nelle città costiere euro-mediterranee includono:

Mercati immobiliari speculativi che espellono le fasce a reddito medio-basso dai centri urbani.

Carenza di edilizia residenziale pubblica o a canone calmierato.

Concentrazione territoriale dei servizi sociali in aree già marginalizzate.

Deficit infrastrutturale nei quartieri periferici ad alta densità migratoria.

Frammentazione istituzionale nella gestione delle politiche abitative tra livello comunale, regionale e nazionale.

Per un approfondimento sui nessi tra mobilità umana e trasformazione urbana nel contesto mediterraneo, si rimanda all’analisi disponibile su Mediterraneo e migrazioni urbane.

Economia sociale e politiche abitative inclusive: leve strutturali per la coesione

Di fronte a scenari di questa complessità, le risposte di politica pubblica non possono limitarsi a interventi emergenziali o settoriali. L’economia sociale, cooperative abitative, imprese sociali, fondi di mutualità, rappresenta un dispositivo istituzionale capace di produrre beni collettivi laddove il mercato fallisce e lo Stato arretra.

Il modello cooperativo nell’edilizia residenziale, già consolidato in Germania, Austria e nei paesi scandinavi, offre indicazioni trasferibili anche al contesto mediterraneo. Housing Europe ha rilevato che nei paesi dove l’offerta di alloggi sociali supera il 15% dello stock residenziale totale, gli indici di segregazione urbana sono significativamente più contenuti rispetto alla media europea.

Le politiche abitative inclusive non sono, in questa prospettiva, misure assistenziali. Sono leve di politica economica strutturale: riducono la vulnerabilità delle famiglie, aumentano la produttività del lavoro e stabilizzano la domanda aggregata nei contesti urbani. Ignorarle significa esternalizzare costi sociali che ricadranno inevitabilmente sui bilanci pubblici in forma di spesa sanitaria, sicurezza e sussidi.

Verso una governance mediterranea della coesione sociale

La risposta agli squilibri demografici e territoriali del Mediterraneo richiede un salto di scala nella governance. Le politiche nazionali, da sole, non dispongono né degli strumenti né delle risorse per gestire dinamiche che si sviluppano su scala regionale e transnazionale.

Una governance mediterranea della coesione sociale dovrebbe articolarsi su tre assi prioritari: 

  1. armonizzazione progressiva degli standard di protezione sociale tra le due sponde; 
  2. co-finanziamento europeo di programmi abitativi inclusivi nelle città costiere a più alta pressione demografica; 
  3. costruzione di corridoi di mobilità regolare che trasformino la migrazione da fattore di crisi a risorsa per i mercati del lavoro invecchiati del Nord.

L’area euro-mediterranea dispone delle istituzioni, Unione per il Mediterraneo, fondi strutturali europei, reti di città, e delle competenze tecniche necessarie. Ciò che manca è la volontà politica di trattare la coesione sociale mediterranea come una priorità strategica, e non come un capitolo residuale dell’agenda europea.

Sito web |  + posts

Il Prof. Roberto Raimondi (Cagliari, Sardegna) è un economista dell'innovazione e docente universitario, con esperienza nella cooperazione socio-economica. Attualmente, dirige le relazioni esterne della XII Commissione Parlamentare del Governo Italiano, dove sviluppa politiche sociali e sanitarie. Con un solido background manageriale, ha diretto progetti internazionali in Cina e fondato lo Studio Raimondi nel 2008, focalizzandosi su innovazione e internazionalizzazione delle imprese.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *