I corridoi dell’idrogeno verde e la riconversione industriale sostenibile tra Europa e Nord Africa

I corridoi dell’idrogeno verde e la riconversione industriale sostenibile tra Europa e Nord Africa

L’accelerazione della domanda europea di idrogeno verde sta ridefinendo i rapporti industriali tra le due sponde del Mediterraneo, aprendo scenari di riconversione industriale sostenibile fondati su nuovi equilibri energetici.

Il potenziale energetico della sponda Sud del Mediterraneo

I Paesi del Nord Africa dispongono di diversi fattori favorevoli per la produzione di idrogeno verde tramite elettrolisi alimentata da fonti rinnovabili. Secondo le proiezioni di IRENA, l’area potrebbe diventare entro il 2030 uno dei principali hub esportatori verso i mercati comunitari, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Unione Europea.

Questa complementarità genera una potenziale correlazione strategica tra fabbisogno europeo e capacità produttiva sudmediterranea, capace di superare i tradizionali modelli di dipendenza energetica unidirezionale. Come evidenziato dall’ISPI nelle sue analisi geo-economiche, la transizione verso partenariati di co-sviluppo richiede tuttavia infrastrutture di trasporto e stoccaggio ancora da realizzare, con implicazioni dirette sulle reti elettriche transmediterranee, tema approfondito anche nell’articolo dedicato alle reti elettriche sottomarine transmediterranee.

Rischi di estrattivismo verde e governance multilaterale

Le infrastrutture necessarie per sviluppare i corridoi dell’idrogeno richiedono ingenti risorse finanziarie e comportano un rischio concreto: quello di riprodurre dinamiche estrattive, seppure in chiave “verde”, se non sono accompagnate da una governance multilaterale rigorosa.

Il UN Environment Programme segnala come la transizione ecologica debba integrare in modo strutturale la gestione delle risorse naturali locali, in particolare quella idrica, elemento critico per i processi di elettrolisi su larga scala nelle regioni ospitanti. Senza vincoli chiari, la produzione destinata all’esportazione rischia di amplificare le asimmetrie socio-economiche territoriali anziché favorire uno sviluppo sostenibile e integrato.

Tra le condizioni ritenute necessarie per una transizione realmente equa si possono individuare:

  • il trasferimento tecnologico verso le industrie locali, non limitato alla componente estrattiva della filiera
  • la creazione di ricadute occupazionali qualificate nei territori di produzione
  • la tutela prioritaria del fabbisogno idrico delle comunità residenti rispetto agli usi industriali
  • meccanismi di monitoraggio indipendente sugli impatti ambientali e sociali dei progetti
  • schemi di finanziamento che includano garanzie di sviluppo locale, secondo i modelli di infrastruttura sostenibile promossi dalla World Bank

L’analisi sull’asse Euro-Mediterraneo

Nel quadro degli studi sulla cooperazione internazionale nell’area euro-mediterranea, la riconversione industriale sostenibile legata ai corridoi dell’idrogeno verde rappresenta un banco di prova per la tenuta degli equilibri geopolitici regionali.

La posizione geografica della Sardegna la colloca in un’area strategica rispetto ai futuri corridoi energetici tra il Nord Africa e l’Europa continentale. L’isola potrebbe assumere un ruolo di snodo logistico e tecnologico, a condizione che gli investimenti siano accompagnati dallo sviluppo delle competenze locali e da una pianificazione infrastrutturale coerente con i vincoli ambientali del territorio.

In quest’ottica, la transizione energetica non dovrebbe essere valutata esclusivamente in termini di capacità produttiva, ma anche alla luce della sostenibilità sociale e ambientale dei processi industriali coinvolti. Un’analisi fondata su dati verificabili consente di evitare valutazioni aprioristiche e di considerare in modo equilibrato opportunità, criticità e condizioni di sviluppo dei corridoi dell’idrogeno verde.

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Il Prof. Roberto Raimondi (Cagliari, Sardegna) è un economista dell'innovazione e docente universitario, con esperienza nella cooperazione socio-economica. Attualmente, dirige le relazioni esterne della XII Commissione Parlamentare del Governo Italiano, dove sviluppa politiche sociali e sanitarie. Con un solido background manageriale, ha diretto progetti internazionali in Cina e fondato lo Studio Raimondi nel 2008, focalizzandosi su innovazione e internazionalizzazione delle imprese.

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